Traduzione
del libro: The courage to stand alone.
(Dialoghi in Amsterdam con
U.G. Krishnamurti.)
D: Stai suggerendo di lasciarci semplicemente andare?
nessun conseguimento, solo fluire?
U.G: Anche quel "fluire"
non è qualche cosa di volontario da parte vostra. Voi non dovete
fare nulla. Non siete separati dal pensiero. Questo è ciò
che enfatizzo. Voi non potete separarvi dal pensiero e dire: "questi sono
i miei pensieri". Una cosa del genere è una vostra illusione, e
voi non potete restare senza illusioni. Rimpiazzate continuamente un'illusione
con un altra. Sempre.
D: Sono d'accordo con quanto dici.
U.G.: Se tu accetti il fatto
che rimpiazzi continuamente un' illusione con un' altra illusione, allora
hai capito che il tuo volere essere libero dalle illusioni è impossibile
; che quel volere stesso è un' illusione. Perché vuoi essere
libero dalle illusioni? Sarebbe la tua fine..... Non sto cercando di spaventarvi,
sto solo sottolineando che non è un gioco divertente da giocare.
Quell'assembramento di illusioni siete voi stessi, come vi conoscete. Quando
la conoscenza che voi avete di voi stessi svanisce, finisce con essa anche
la conoscenza che avete del mondo. Non può rimanere nulla. Ma quella
conoscenza non finirà tanto facilmente, essa tenterà di rimpiazzare
sempre una illusione con un 'altra. Voi non accettate di essere persone
normali, persone ordinarie. Quello è il vero problema. È
molto difficile essere una persona ordinaria. La cultura vi chiede di essere
qualche cosa di diverso da ciò che siete. Questo ha creato una sorta
di spinta, -- un movimento potentissimo e tremendo del pensiero, -- il
quale vi spinge ad essere diversi. Il pensiero serve nell'ambito materiale,
altrimenti è inutile. Il solo scopo del pensiero è di sovrintendere
al nutrimento del corpo ed alla riproduzione. Quello è tutto l'uso
che potete fare del pensiero. Null'altro. Non può essere usato per
speculare. Voi potete costruire una struttura di pensiero filosofico tremenda,
ma non avrebbe assolutamente valore. Potete interpretare tutti gli eventi
della vostra vita e costruire altre strutture di pensiero, ma non servirà;
Lo scopo del pensiero non è questo. Nello stesso tempo tempo dimenticate
che tutte le cose attorno a voi sono create dal pensiero. Voi stessi siete
nati dal pensiero, altrimenti non sareste qui. In quel senso il pensiero
ha un valore tremendo, e nello stesso tempo è ciò che vi
distruggerà. Questo è il paradosso. Tutto ciò che
avete creato in questo mondo è stato fatto grazie al pensiero, ma
sfortunatamente il pensiero è diventato il nemico dell'uomo; perché
l'uomo sta cercando di usare il pensiero per scopi per i quali non è
adatto. Può essere usato per risolvere problemi tecnici, molto bene
ed efficacemente, ma non potete usarlo per risolvere i problemi della vita.
Pensiero positivo, qualità della vita positiva, cose molto interessanti
sapete. Non potete sempre essere positivi. Come potete esserlo sempre?
Tutto ciò che non vi induce dei pensieri positivi voi lo chiamate
negativo. Ma il positivo e il negativo esistono solo nell'area del vostro
pensiero. Quando il pensiero non c'è, quello che rimane non è
nè positivo, nè negativo. Come stavo dicendo, non esiste
(questa cosa come) l'approccio negativo. È una contorsione. Vi sto
incoraggiando ad ergervi da soli -- potete camminare, potete nuotare, non
annegherete. Questo è quello che posso dire. Se c'è la paura,
quasi certamente affonderete. Altrimenti c'è sempre una zattera
di salvataggio là nell'acqua che vi tiene a galla. La paura di andare
a fondo è la cosa che vi rende impossibile lasciare che il movimento
della vita si esprima nel suo modo naturale. Capite, non ha scopi, è
giusto un movimento senza direzioni. Voi state tentando di manipolarlo
e di canalizzarlo lungo una particolare direzione in modo da trarne qualche
beneficio. Ma in voi esiste solo questo movimento senza direzioni.
D: Attualmente noi come esseri umani siamo piuttosto affezionati
al pensiero. Ma perché pensiamo tutto il tempo?
U.G.: Ti farò io
una domanda. Dimmi quando pensi? Non perché pensi, questa non è
la domanda, ma quando pensi?
D: Per quello che posso sapere, tutto il tempo.
U.G.: Bene, tutto il tempo,
e perché? Cos'è responsabile per il tuo pensare tutto il
tempo? Facci caso. Tu pensi quando vuoi qualche cosa, in quel caso tu pensi.
Mi è molto chiaro questo.
D: Non necessariamente.
U.G.: Naturalmente, non
ti rendi neppure conto che stai pensando. Sei cosciente che stai pensando
ora? È un meccanismo automatico.
D: Si è automatico, questo è vero.
U.G.: Se non sei cosciente
del fatto che stai pensando, perché vuoi capire la causa del tuo
pensare? Io non sono cosciente del fatto che sto parlando. Anche tu stai
parlando e mentre parli non pensi: "Sto parlando". Quando tu formuli la
domanda "Sto pensando?" la tua risposata dovrebbe essere "Si". Quel "Si"
è ancora un pensiero automatico.
D: Non importa se è automatico.
U.G.: Tutto in noi sta funzionando
in modo automatico. Qualsiasi cosa (è) dentro di te quando è
stimolata viene fuori. Nel gergo del linguaggio dei computers, l'input
deve essere stato caricato, e questo caricamento dell'input è andato
avanti per lungo tempo. Quando c'è uno stimolo, esso viene fuori.
Se non ci sono stimoli, il pensiero cessa. Questa è la ragione per
la quale vai avanti ad acquisire questa conoscenza, nutrendola continuamente
con nuove nozioni. Cosa conoscete? Voi sapete un mucchio di cose. Avete
raccolto tutta questa conoscenza da varie fonti e vi siete riempiti con
essa. La maggior parte non vi serve. Conoscete già un mucchio di
cose e volete saperne sempre di più per usarle. Non esiste la conoscenza
per amore della conoscenza. Vi serve perché vi dà potere.
"Io conosco; l'altro no." Ciò vi dà potere. Potete non essere
coscienti che il fatto di sapere più degli altri vi dà potere.
L'acquisizione di sempre maggiore conoscenza, molta di più di quella
che è essenziale per la sopravvivenza, è al fine di acquisire
maggior potere sugli altri. La conoscenza tecnologica, pratica che vi serve
per vivere, è comprensibile. Questo è tutto. Io devo avere
qualche conoscenza tecnica. La società non mi retribuirà
a meno che io abbia qualche cosa da dare in cambio. Allora voi dovete dare
quello che gli altri chiedono, non ciò che avete da dare. Cosa avete
da dare? Voi non avete nulla da dare, in ogni caso. Altrimenti che valore
ha questa conoscenza per voi? Volete maggiore conoscenza di cose che realmente
non conoscete. Noi stiamo sempre parlando del pensiero e dell'atto di pensare.
Cos'è il pensiero? Avete mai guardato i vostri pensieri? Lasciate
perdere il controllare il pensiero,il manipolare il pensiero, lasciate
perdere l'uso del pensiero per raggiungere qualche cosa di materiale o
altro. Voi non potete guardare i vostri pensieri, perché non potete
separarvi da essi. Non esiste pensiero a parte la conoscenza che voi avete
del pensiero stesso, a parte la vostra definizione del pensiero. Se qualcuno
vi chiede "Cos'è il pensiero?" potete solo rispondere enunciando
il concetto che avete imparato riguardo al pensiero; potete solo usare
una risposta che gli altri hanno già dato. L'unica possibilità
che avete di enunciare un pensiero che sia vostro è attraverso la
manipolazione dei pensieri che esistono già. Esattamente come quando,
mescolando colori differenti, create migliaia di altri colori, ma in pratica
quelle migliaia di colori possono essere riportati ai sette colori principali
presenti in natura. Quindi i pensieri che voi reputate essere vostri non
sono altro che una rielaborazione dei pensieri esistenti, proprio come
i colori. Quello è ciò che chiamate pensiero. Io dico che
non c'e' pensiero altro che ciò che conoscete riguardo al pensiero.
Se capite questo, l'insignificante tentativo di guardare i vostri pensieri
finisce. Tutto quello che c'è è solo la vostra conoscenza,
che a sua volta non è altro che l'insieme delle definizioni date
dagli altri. Ed è da queste definizioni che eventualmente, se siete
abbastanza intelligenti, create le vostre idee, le vostre definizioni.
Quando guardate un oggetto non vedete quello, bensì vedete la conoscenza
che avete dell'oggetto stesso. C'è l'illusione che il pensiero sia
qualche cosa di diverso dall'oggetto, ma siete voi che create l'oggetto.
L'oggetto può essere realmente là, ma ciò che percepite
voi è solo la conoscenza che avete riguardo all'oggetto. Oltre quella
conoscenza, indipendentemente da quella, voi non avete modo di conoscere
nulla. Non avete possibilità di fare un' esperienza diretta di nulla.
Usando la parola "diretta", non voglio dire che ci siano altri modi di
avere esperienza delle cose oltre il modo nel quale le state sperimentando.
Esiste solo la conoscenza delle cose, e quello è tutto quanto potete
sperimentare. Realmente non sapete cosa sia. E' lo stesso procedimento
quando volete sapere qualche cosa o sperimentare qualche cosa riguardo
al pensiero. Non esiste dentro o fuori. Quello che esiste è solo
il riflusso di quella conoscenza. E' chiaro che non potete separarvi dal
pensiero e guardarlo. Quando insorgono in voi queste domande, dovrebbe
sorgere anche la comprensione che non esistono risposte sensate, perché
tutto è acquisito dall'esterno. Così quel movimento, quella
domanda, si fermano. Non c'è più necessità di rispondere
alla domanda, non più necessità di conoscere nulla riguardo
ad essa. Tutto il conosciuto finisce, non ha più spazio, ed in voi
albeggia la comprensione che è senza significato provare a rispondere
a domande per le quali non esistono risposte. Ci sono le risposte date
dagli altri. Voi non dovete dire nulla sul pensiero, perché tutto
quello che potete dire è ciò che avete raccolto da altre
fonti. Non potete avere risposte vostre proprie.
D: Possiamo comunque avere sempre una conversazione. U.G.:
Sì certo. D: Oltre le domande......
U.G.: Sì va bene.
D: Ci sono comunque cose concrete attorno a noi, e quello
che sappiamo e conosciamo riguardo a queste.
U.G.: Ma le cose concrete
come le conoscete sono irreali. Voi non conoscete nulla circa le persone
o le cose, eccetto le vostre idee proiettate sugli oggetti o sulle persone.
La vostra conoscenza deriva dall'esperienza e continua sempre allo stesso
modo, sempre la stessa, all'infinito. Non avete modo di sperimentare la
realtà.
D: Ciò che ho compreso è questo. Quando
noi parliamo della realtà noi possiamo solo parlare della nostra
conoscenza e chiamare questa conoscenza realtà.
U.G.: Allora tutto ciò
diventa una discussione accademica, o un dibattito, dove ognuno cerca di
dimostrare che sa o conosce più degli altri. A cosa vi porta ciò?
Ognuno cerca di avere ragione e di convincere gli altri del suo punto di
vista.
D: La mia domanda è questa: c'è qualche
possibilità - capisco che non ci sono modi - ma c'è almeno
una possibilità di passare da questa conoscenza della realtà
alla realtà stessa?
U.G.: Se sei abbastanza
fortunato (è solo fortuna) da trovarti fuori da questa trappola
della conoscenza, il problema della realtà per te è risolto.
La domanda sorge da questa stessa conoscenza, che è interessata
a trovare la realtà ed a sperimentare direttamente cosa sia questa
realtà. Quando questa conoscenza non c'è più, svanisce
anche la domanda. A quel punto finisce anche il bisogno di avere delle
risposte. Questa domanda che voi fate a voi stessi, ed a me, è nata
dall'assunto che esiste una realtà, e l'assunto è nato dalla
conoscenza che avete riguardo a questa realtà ..... La conoscenza
è la risposta che è già in voi. Questo spiega anche
il perché voi ponete la domanda. La domanda sorge automaticamente.
Ciò che è necessario non è ottenere una risposta,
ma è comprendere che la domanda che state facendo a voi stessi,
o a qualcun'altro, nasce dalla risposta che è già in voi,
che, a sua volta, è ancora conoscenza. Se indugiate a lungo in questo
meccanismo di domanda e risposta, esso diviene un rituale senza senso.
Se voi siete realmente interessati nel trovare la realtà, deve nascere
in voi la comprensione che il meccanismo da cui nascono le domande trae
origine a sua volta dalle risposte che avete già. Altrimenti non
ci potrebbero essere domande. Prima di tutto c'è l'assunto da parte
vostra che ci sia la realtà, e poi che ci sia qualche cosa che voi
potete fare per sperimentare quella realtà. Se non ci fosse la conoscenza
della realtà, voi non potreste avere nessuna esperienza della realtà
stessa, questo posso assicurarvelo. Se questa conoscenza non è presente,
ci può essere qualche altro modo di sperimentare la realtà?
Voi ponete la domanda. La domanda esiste assieme alla risposta. Così
non c'è nessuna domanda e non c'è bisogno di risposte. Non
voglio fare un ragionamento profondo. Sto solo provando ad evidenziare
cosa è coinvolto nel meccanismo di domanda e risposta. Di fatto
non sto rispondendo alle vostre domande. Sto solo sottolineando che voi
non potete avere domande quando non ci sono risposte.
D: Capisco, ma vorrei continuare questo gioco.
U.G.: Va bene. Magari a
te piace giocare; a me, no. In ogni caso vediamo cosa si può fare.
D: Tu conosci il nostro interesse per la conoscenza, stai
parlandoci della realtà e della possibilità di accettare
questa realtà.
U.G.: Così com'è.
D: Così com'è?
U.G.: Come ci è imposta
dalla cultura al fine di vivere in modo intelligente e sano in questo mondo;
ed al fine di comprendere che non c'è altro al di là di un
fine funzionale. Altrimenti saremmo nei guai, vedete. Se non chiamate questo
microfono col suo nome e decidete di chiamarlo scimmia, noi tutti dovremmo
reimparare, e ogni volta che guardiamo il microfono dovremmo chiamarlo
scimmia invece di microfono. Il pensiero ed il linguaggio sono molto comodi
ai fini della comunicazione.
D: Allibisco al pensiero di cosa succederebbe se chiamassimo
questa sedia lampada e questo tavolo cappello, perché la nostra
conoscenza e la nostra filosofia sono tutte collegate a questi nomi.
U.G.: È interessante
costruire una struttura filosofica. Questo spiega il perché noi
abbiamo così tanti filosofi.
D: Per quanto posso capire c'è solo una cosa per
la quale merita sforzarsi ed è la capacità di accettare.
U.G.: Non vedi la contraddizione
in queste parole? Se tu accetti, dove è la necessità di uno
sforzo? Lo sforzo svanisce. Se accetti una cosa, non puoi più parlare
di sforzo. Se accetti, se credi in qualche cosa, tu l'accetti come un atto
di fede; e questa è la fine dello sforzo. Se tu lo metti in questione,
significa che non l'hai accettata, che non sei sicuro di quella cosa.
D: Ho dovuto acquisire le conoscenze necessarie prima
di poter ottenere questo lavoro d'avvocato.
U.G.: Tu hai dovuto combattere,
e sforzarti molto, per acquisire la conoscenza necessaria per avere il
lavoro. Questo è comprensibile. È il solo modo, non ve ne
sono altri. Ma tu stai applicando lo stesso principio per raggiungere i
tuoi così detti "traguardi spirituali". Questa è la differenza
che io sottolineo. Come avvocato sai cosa succede nei tribunali. Devi istruirti
sulle cause precedenti. Durante le cause entrambe le parti citano i giudizi
precedenti. Il giudice accetta i tuoi argomenti o quelli della controparte,
e dà un giudizio in favore del cliente dell'uno o dell'altro. Allora
tu ricorri in giudizio, presso la corte superiore. Là è la
stessa cosa. In fine si arriva alla corte suprema dove il giudice dà
il verdetto finale. Tu puoi non essere d'accordo con il giudice, il cliente
può fare tutto quanto è in suo potere per rifiutare il verdetto,
ma il giudizio viene fatto rispettare dalla legge. Se è una causa
civile, il cliente perderà quello che reclamava; se è una
causa penale, il cliente finirà in prigione. Da ultimo, è
il modo con cui si dice il falso o il vero quello che fa la differenza.
In ultima analisi è arbitrario. Così è molto importante
per te essere preparato su tutto quello che riguarda la legge. E' essenziale
acquisire la conoscenza che il tuo lavoro richiede. Più sei efficiente,
migliori sono le tue possibilità. Più sei intelligente, maggiori
sono le tue prospettive. Questo è comprensibile. Devi metterci grande
sforzo e combattività, usare la tua volontà per arrivare
al successo. In ogni caso poi vorrai avere sempre di più. Ma tu
stai usando gli stessi strumenti per raggiungere i tuoi obbiettivi spirituali.
Questo è ciò che evidenzio. Voi non potete concepire la possibilità
che esista qualche cosa al di fuori del tempo. Tutto richiede tempo. Ci
sono voluti così tanti anni per voi per arrivare dove siete oggi,
e continuate a muovervi ed a lottare per raggiungere una posizione sempre
più alta. Lo strumento, cioè la mente, che voi state usando,
non concepisce la possibilità di raggiungere niente senza sforzo,
senza impegno, senza produrre risultati. Ma i problemi che voi dovete affrontare
nella vita sono i problemi del "come vivere". La mente non ci ha aiutato
a risolvere questi problemi. Voi potete trovare qualche soluzione temporanea,
ma quella soluzione inevitabilmente crea altri problemi, e questo va avanti
all'infinito. Questi sono i problemi della vita. Lo strumento che stiamo
usando, il pensiero, è una cosa morta, e non può essere usato
per comprendere niente di vivo. Non succederà, ma voi pensate con
lo sforzo e col tempo di raggiungere le vostre mete spirituali esattamente
come avete raggiunto gli obbiettivi materiali che vi siete preposti.
D: Stai dicendo che c'è qualche tipo di conoscenza
che può risolvere i nostri problemi riguardo al "come vivere?"
U.G.: Assolutamente no.
La conoscenza non può aiutarvi a capire o a risolvere i problemi
della vita, perché non ci sono problemi in quel senso. . .
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