"Così comincia la mia settimana
da asceta", pensò Von Loon, valutando di quanto silenzio e di quanta
solitudine fosse entrato in possesso. Seduto fuori dalla sua tenda, in
quella sera d'inizio estate, con il cielo stellato ed una falce di luna
che splendeva nel cielo, Von Loon rifletté a lungo.
"Sto facendo una vita sana?" si chiese,
"Sono giuste queste cose? Che senso ha questo mio esasperato cercare, questo
sforzo che mi ha condotto sulla cima di questa montagna, tutto solo lontano
dagli uomini e dalla loro cultura, tutto ciò sarà una cosa
intelligente?
Questa ricerca è diventata troppo
esasperata, troppo nevrotica, sono diventato come un mendicante; un mendicante
di verità, si disse. D'altro canto era sana la vita di prima dell'incidente?
La fabbrica di camicie, i problemi con gli operai, con i fornitori, con
i clienti; sempre teso verso quell'unico obbiettivo di avere sempre maggior
successo. Era sana quella vita?
Oppure lo era quella che stavo facendo
prima di venire a Shanaria, trascinando i giorni in pigro fare niente,
con quegli incontri settimanali, in cui si parlava di come migliorare,
di come progredire spiritualmente, trattando argomenti in un modo tanto
teorico che aveva il solo effetto di acuire il senso di futilità
e di inutilità che già sentivo. Quello speculare del tutto
avulso dalla realtà aveva qualche valore? Erano buoni quei giorni
vuoti nell'attesa che succedesse qualche cosa, nell'attesa che qualche
miracolo o qualche Dio mi aiutassero ad uscire da questo impasse? Mi sento
confuso." si disse "Tutto sembra essere così assurdo e privo di
senso, sono stanco, non so più cosa è giusto e cosa non lo
è. Dio dove sei?" Singhiozzò Von Loon in preda ad un grande
sconforto e ad un senso di smarrimento tale che, sommergendo tutto il suo
essere, gli strapparono grandi lacrime di dolore e di disperazione.
Così in contraddizione con quella
splendida serata che avrebbe dovuto suggerire solo sentimenti di pace,
Von Loon faceva il punto sulla sua vita e sulla sua ricerca. Rimase a lungo
fuori dalla sua tenda, valutando e soppesando tutti i suoi trascorsi, finché
la stanchezza lo vinse e si coricò a dormire. Quella notte fece
un sogno strano, sognò che Paula gli avrebbe dato una figlia e che
quella figlia era Laura che si reincarnava nel grembo di Paula. La sua
vita assumeva un grande significato nel dare loro amore e nell'esserne
riamato.
Il sogno era ancora in corso quando il
boato assordante di un tuono svegliò Von Loon di soprassalto. Aprì
gli occhi ancora pervaso dalla grande dolcezza che il sogno gli aveva procurato,
e si rese conto che era giorno fatto ed era in corso un terribile temporale.
Ancora in preda ai fumi del sonno aprì
un poco la parte frontale della tenda e sbirciò fuori. Davanti a
sè vide quello che sembrava un compatto muro d'acqua. L'acqua batteva
sulla tenda con una forza inusitata, il vento fischiava minaccioso attraversando
le rocce ed il cielo sembrava volersi squarciare. "Ora smette", pensava
Von Loon, spiando quel finimondo dall'apertura della sua tenda, "Ora smette,
non può piovere così forte per tanto tempo", si ripeteva
cercando di farsi coraggio, "non ho mai visto una pioggia così forte,
sono sicuro che ora diminuirà, è troppo forte, non può
durare".
Un lampo di una luce bianca attraversò
il cielo, mentre il boato del tuono che lo accompagnava sembrò scuotere
la terra. Contemporaneamente si mise a piovere più forte. "Evidentemente
può piovere più forte di così", si ricredette Von
Loon, cominciando a considerare se doveva essere seriamente preoccupato
e se stesse realmente correndo dei rischi fisici. Nel mentre gli parve
di vedere una figura non lontana avanzare in quel finimondo. Von Loon aveva
una visibilità di pochi metri tanto densa era la cascata d'acqua,
ma riconobbe chiaramente l'effige di un uomo. L'uomo avanzò ancora
un poco, lottando contro l'acqua ed il vento, poi si fermò su un
masso, alzò il braccio destro con il dito indice teso, disegnò
come un arco immaginario attraverso tutto il cielo, quindi riabbassò
il braccio. Immediatamente quello che era stato un vero e proprio uragano
divenne una leggera pioggerella.
Von Loon riconobbe nella figura che ormai
era vicina alla tenda l'eremita che si rivolse a lui chiedendogli "Stai
bene figliolo?"
"Ora che il cielo ci ha fatto grazia,
sto meglio," rispose Von Loon .
"Così sei tornato", disse l'eremita
invitandolo ad uscire dalla tenda, ed aggiungendo "La pioggia sta finendo,
ora smetterà del tutto".
"Pare che io sia tornato" ironizzò
Von Loon .
"Ti è stata data una grande fortuna,
giovane uomo della città", proseguì l'eremita. "E' nel destino
di pochi incontrarmi, ma quasi nessuno mi incontra mai due volte. A quanto
pare dovrò dirti qualche cosa".
Von Loon osservò il volto dell'eremita
coperto di gocce che gli scendevano dai capelli intrisi di pioggia, sembrava
un volto di ghiaccio ma i suoi occhi ardevano di compassione. Paragonò
tutti i visi conosciuti fino ad allora, considerò i volti delle
persone più degne che riusciva a richiamare alla memoria in quel
momento, e dovette concludere che di fronte a questo volto tutti gli altri
parevano visi di bambini. Piccole creature perse che si muovevano disorientate
in un mare di idee. Ma quest'uomo, quest'uomo che aveva davanti non sembrava
perso, sembrava tranquillo, sicuro, perfettamente integrato, era come se
fosse con i piedi solidamente piantati per terra. Possessore di certezze
ataviche, conoscitore di verità ancestrali.
"Ecco il sapiente", si disse Von Loon,
il vero sapiente, qualche cosa dentro di lui, una sorta di spia interna,
gli dava la convinzione di non ingannarsi. Non aveva mai incontrato nessuno
così, ne era certo, capì che si trovava di fronte a qualche
cosa di nuovo. "Quando vedrai un vero santo lo riconoscerai, non puoi sbagliare"
gli tornarono alla mente le parole del suo amico.
Deciso a non lasciarsi scappare quell'occasione
Von Loon esordi: "Sono a caccia di verità, voi potete aiutarmi?"
Rispose l'eremita con enfasi: "Trovare
la verità non è nelle tue mani e poi la verità ti
ucciderebbe, tu e la verità siete incompatibili. Perché la
verità possa albeggiare, il tuo piccolo io che è solo menzogna
deve andarsene. Se tocchi questa verità, tu come ti conosci e ti
sperimenti sarai finito, non puoi volere una cosa del genere".
Improvvisamente Von Loon si sentì
come un bambino indifeso che si trova a fronteggiare un adulto malintenzionato,
le uniche parole che gli uscirono dalla bocca furono: "Perché dite
così?"
Continuò l'eremita: "Quando parlate
di verità, di realtà, di verità di Dio, non sapete
di cosa state parlando, Dio per tutti voi non è altro che un suono
nell'aria".
L'eremita si era messo a parlare al plurale
e questo tranquillizzò un po' Von Loon, la lezione che sembrava
arrivare non era diretta solo a lui.
"Se c'è un Dio non potete definirlo
così tanto vale parlarne, non potete conoscerlo. La conoscenza ha
valore solo nel mondo degli opposti, ma Dio, se c'è, non risiede
in quel mondo. Perché cercate queste cose? Voi volete la libertà,
la verità, la pace, ma le volete per voi, le cercate per usarle
per stare bene, per vivere in modo più degno, più ricco,
per essere felici, ma queste cose non sono per voi, non potete possederle,
non potete usarle. Vorreste usare anche Dio per i vostri fini, ma Dio non
può essere strumentalizzato per nessuna crociata. Davvero non avete
idea.
La libertà nei suoi veri effetti
è devastante, essa è destinata a spazzare via una volta e
per sempre l'intera cultura umana. Ma questo per voi è inaccettabile;
anche coloro che fingono di interessarsi di queste cose non accetteranno
mai una cosa del genere. Preferiscono baloccarsi all'interno della cultura
stessa cercandone i cieli più alti e più nobili. Ma l'alto
si porta sempre dietro il suo contrario che è il basso, il bello
non può andarsene in giro senza il brutto, ne può farlo l'amore
se non porta con sè anche l'odio. Se la libertà vi spaventa
rotolatevi pure nel vostro fango, il che è una cosa che vi soddisfa
immensamente, non è per colpa vostra se siete come siete nè
per merito mio se sono come sono.
Non vi immergerete in quelle acque se
non siete disposti a lasciare sulla riva le vostre spoglie mortali, ma
questo è qualche cosa che vi terrorizza. Il vostro spettro di azione
è valido solo entro lo spettro di quella cultura, il tentativo di
tenervi per voi solo la parte bella evitando la brutta non può avere
successo.
La libertà è libertà
da tutti gli opposti. Queste altezze vertiginose non vi interessano, la
solitudine di questi luoghi vi spaventa. Quello che troverete oltre l'abisso
vi terrorizza. Il silenzio della libertà, della verità vi
assorda. Eppure la verità è il substrato sul quale tutti
i vostri castelli di menzogna nascono, vivono per qualche tempo e scompaiono.
Questo silenzio è lo sfondo sul quale tutte le vostre urla di gioia
e di dolore si originano e muoiono. Questa libertà è il fondamento
per il quale nascono vivono e muoiono tutti i vostri giochi di libertà
e di schiavitù. Ma voi temete il nulla della vita. Voi avete paura
che quella cosa tanto preziosa che chiamate "io" svanisca.
Non confondete queste cose con le vostre
mete ancorché nobili. I vostri ideali più sublimi non hanno
niente a che vedere con questa libertà. Fintanto che adorerete quella
cultura che vive di opposti, non potrete accedere ai segreti della vita
che, una, eterna ed invitta, procede all'infinito.
Le cose sono come sono e questo è
un fatto ed allo stesso tempo è questo fatto che vi crea così
tanto dolore. Non cambierete una sola virgola a questo essere, per quanto
ci possiate provare o avrete l'illusione di farlo. Non c'è in gioco
solo il vostro piccolo io, ma l'intera cultura umana dalle sue origini
ad oggi. Tutto quello che ogni singolo uomo ha provato, sentito, sperimentato,
è qui oggi presente in voi. E voi, volendo cambiare voi stessi,
state tentando di cambiare anche questa cultura.
Queste cose le sapete benissimo, ma voi
preferite rotolarvi nel vostro fango, sperando che nessuno mai si erga
a rammentarvele.
Volete la pace, ma la pace c'è
già, siete voi che la disturbate. Ci sono una pace ed un silenzio
straordinari dentro di voi, ma voi state continuamente negando queste realtà,
le deturpate con le vostre assurde richieste, coi vostri desideri senza
fine che, per giunta cambiate ogni minuto.
Tutta la vostra cultura di cui siete
tanto fieri e tanto orgogliosi non ha nessun valore. L'uomo stesso è
una cellula impazzita nel grande corpo della terra.
Se la terra è un grande organismo
vivente nell'universo, gli uomini sono parte delle sue cellule, ma diversamente
da tutte le altre cellule, che cooperano al grande equilibrio universale,
gli uomini lavorano per loro stessi. Capisci quello che sto dicendo: Siete
il cancro della terra, la state portando alla morte. Se la terra è
il dono che Dio vi ha fatto, voi tutti la state uccidendo; guardate cosa
avete fatto di questo dono, e perché. Le vostre ambizioni senza
fine vi stanno strangolando.
Vi sentite grandi, vi sentite adulti,
vi sentite potenti, mentre siete solo seminatori di miseria, produttori
di corruzione e desolazione.
Guardate il volto di un bambino, come
è bello, come sono freschi ed innocenti i suoi occhi. Guardate i
visi degli adulti, tristi, acidi, doppi, corrotti non solo dal tempo, ma
anche da tutte quelle nozioni che avete acquisito e di cui andate tanto
fieri.
Non avete neanche l'intelligenza per
rendervi conto di quanto sta succedendo, sprofondate nelle sabbie mobili
ed invece di gridare aiuto giocate con la sabbia e con il fango.
Cosa volete da me? Posso solo urlare"
svegliatevi", ma sta a voi aprire gli occhi e vedere.
Tra tutti coloro che cercano, l'uomo
che cerca la verità ha un'ambizione smisurata. Il desiderio dell'uomo
comune per una donna è innocente di fronte alla vostra ricerca di
una felicità perenne, di una beatitudine eterna.
Volete la perfezione, ma la perfezione
non esiste. E' perfetto colui che ha capito che non c'è perfezione,
e che accetta il proprio essere con tutte le sue miserie e le sue debolezze
così com'è. E poi con che metro misurerete la perfezione?
Tra cinque miliardi di uomini non ne esiste uno uguale ad un altro; la
vita è specializzata nel creare opere uniche ed irripetibili. Chi
si ergerà a dire: questo va bene e questo no? E con quale diritto?
Ma voi avete eletto dei modelli. Avete
postulato la sanità, la santità. Tra miliardi di uomini ne
avete eletto uno: il sano, il santo, ed automaticamente tutto il resto
dell'umanità si è ritrovato ad essere fuori legge, sbagliato.
Chi ha fatto la scelta, chi si è arrogato questa autorità,
è lo stesso che oggi vi indica la via per divenire uguale al modello,
ma questa è una cosa impossibile. Voi siete naturalmente diversi,
siete unici per diritto costituzionale, neanche se vi clonassero, potrebbe
esistere un vostro doppio. ......................................................................