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BUFALE INTERNET

© Repubblica Salute 18 marzo 1999, di Francesco COLLENGHI

NewYork- Si chiamano "health scare": sono quelle notizie di natura medica, quasi sempre fal-se, generate chissà come e chissà dove che improvvisamente si diffondono terrorizzando un pub-blico sempre più vulnerabile ed esposto a fonti di informazione cialtrone, in malafede o semplice-mente irresponsabili.

Di "paure" ce ne sono sempre state, ed ogni cultura reagisce a quelle che toccano il subconscio collettivo della popolazione. Non molti anni fa negli Stati Uniti era stato il caso dell'Alar, un pestici-da spruzzato sulle mele che, man-co a dirlo, avrebbe causato il can-cro. In anni più recenti negli ambienti gay circolava la notizia che l'Aids fosse collegato al con-sumo di carne di maiale. Ultima-mente la paura investe la carne per gli hamburger contaminati da batteri mortali o le uova strapaz-zate alla salmonella. Ma a diffe-renza del recente passato, dove queste informazioni per la mag-gior parte si trasmettevano oral-mente, oggi il metodo principe di diffusione è Internet. E c'è una banda di non identificati speciali-sti del terrorismo psicologico (lo faranno per divertirsi o perché ci credono veramente?) che quoti-dianamente ormai sfornano miti e leggende prendendo di mira ora questo ora quel prodotto, spesso sulla base di paranoie personali, senza uno straccio di prova scien-tifica, e senza alcun controllo.

E' ironico, ma è un'amara iro-nia, pensare che Internet nelle intenzioni dei suoi inventori, doveva diventare il luogo di scam-bio di informazioni senza il filtro della censura, democraticamente disponibili a tutti e gratis, nella convinzione che nella libertà sarebbe trionfata anche la verità. Nella stragrande maggioranza dei casi le informazioni, soprattutto quelle scientifiche, sono credibili, dirette e hanno come fonte istitu-zioni e studiosi di prestigio. Ma cio' non impedisce che qualcuno preso da delirio persecutorio imperversi con insane fantasie. il messaggio in questo caso è sem-pre lo stesso: quale che sia il prod-otto o la pratica o il farmaco o la situazione ambientale in ballo, fa male, provoca il cancro, o è comunque mortale.

Oltre ai siti sul Web, il metodo preferito di diffusione delle legg-ende medico-urbane è la posta elettronica, anzi, la catena di Sant'Antonio elettronica che si genera praticamente da sola a costo zero. Non passa giorno senza almeno un messaggio Email, a volte ironico, a volte serioso, che informa allarmantissimo sul peric-olo di questo o quel cibo, prodotto, composto chimico, elettrod-omestico o gadget elettronico. Il gameboy provoca epilessia. Lo schermo del computer è responsabile della cataratta e della degenerazione maculare. Il forno a microonde provoca malformazione ai feti. Il telefonino cellulare porta al can-cro al cervello. L'antenna parabo-lica sul davanzale della finestra convoglia raggi morali dentro casa. Non parliamo poi degli elettrodotti e delle linee elettriche ad alta tensione. Non si salva niente. Tra le ultime "scare" in ordine di tempo, quella sull'aspartame, il dolcificante che con il nome commerciale di Nutrasweet si trova in tutte le bibite a basso contenuto di calo-rie, dalla Coca alla Pepsi al 7up. Che è poi la polverina che mettiamo nel caffè al posto dello zucchero. A quanto pare, provocherebbe danni al cervel-lo oltre a sclerosi multipla e lupus, una complicatissima malattia autoimmunitaria che di recente ha assunto propor-zioni epidemiche nelle aree urbane d'America.

I messaggi Email arrivano corredati dall'indirizzo dei siti Web, dove si trovano sproloqui densi di errori e pure invenzioni. Ma come impedire che persone affette da certe malattie, conte il diabete, per esempio, che dipen-dono dal dolcificante, non ne rimangano terrorizzate? Il titolo di apertura della "freepress.org" dice con disarmante semplicità: "Un comune sostituto dello zuc-chero potrebbe essere letale". li sito "Healthstores.corn" dove si vendono prodotti 'naturali', 'organici' e 'olistici' , come ape-ritivo ci dà che circa 3.000 com-posti chimici vengono addizionati di routine ai cibi. Altri 700 fini-scono nell'acqua. Di questi 400 sono stati trovati nei tessuti uma-ni. Sotto il lavandino, nelle scatol-e dei detersivi, si affollano altri 500 composti, praticamente tutti o quasi potenzialmente pericolo-si. E l'industria della cosmesi usa qualcosa come 800 sostanze noto-riamente neurotossiche. Poi si entra nei dettagli, nella sezione dedicata agli ingredienti nocivi. Con un'occhiata ci si fa subito un'idea della quantità di pericoli mortali che ci circondano: la diethanolamine (Dea), o il deri-vato acido grasso cocaminde-Dea, usato negli shampoo, induce il cancro del fegato e dei reni. Il Propylene glicol, un umettante usato nei cosmetici ha effetti sistemici e causa anormalità nel fegato e danni ai reni. Dei sodium lauryl sulfate (Sls) e sodium lau-reth sulfate (Sles) ci siamo occu-pati recentemente: a quanto pare i composti chimici, che rendono più ricca la schiuma dello sham-poo e delle saponette, reagisce con altre sostanze e diviene un potentissimo carcinogeno. La caolina ottura i pori e soffoca la pelle. La glicerina assorbe umi-dità dalla pelle e la rende secca.

Altri nemici della salute, in ordine sparso sono: alcol (quello etilico è sulla lista nera da sem-pre), acido alfaidrossido, sapo-nette a base di grassi animali e liscivia (soluzione alcalina), beto-nite, collagene, fluoride, lanolina, petrolato, sodium chloride, talco. Non basta? E allora via con l'Alzheimer, causato dal-l'alluminio presente nelle pillole antiacido (e nelle pentole da cuci-na). Questa è vera e propria pro-paganda terroristica high tech, con tanto di esperti (il più delle volte immaginari), corredata dal-le cosiddette 'Impressive stati-stics": "Un uomo su due e una donna su tre nel corso della loro esistenza dovranno affrontare il cancro" denuncia un altro dei siti che vendono prodotti organici, senza curarsi di fare notare che con l'allungarsi della vita media, e con la sconfitta delle altre cause di decesso naturale, è inevitabile che aumentino i casi di cancro. Stan-do agli esperti, quelli veri, se venissero debellate tutte le altre malattie, la vita media si prolungherebbe di alcuni decenni ma alla fine moriremmo tutti di can-cro.

Ma sul Web non tutti sono dediti alla paranoia. Anzi abbon-dano anche gli scettici e tra questi un sito "snopes.simplenet.com" che si diverte a raccogliere le fan-donie e a metterle in ridicolo. Ecco un campione: le case pro-duttrici di tamponi femminili usa-no fibre di amianto per accentua-re il flusso mestruale. Le arance della Florída sono state modifica-te geneticamente e contengono ora il principio attivo della marijuana, con l'obbiettivo di indurre dipendenza. Le spugnette abrasive per pulire le pentole, prodotte dalla Procter and Gam-ble, contengono il famigerato Agent Orange, il defoliante usato in Vietnam.

COME DIFENDERSI?

Per prima cosa, evitare di farsi strumentalizzare. Se ricevete una Email con notizie di questo genere, quasi di sicuro il mittente è qualcuno che vuol vendervi un prodotto alternativo. Non cedete alle lusinghe ("salvate i vostri amici e parenti, diffondete questo messaggio, non lasciateli al buio sui pericoli che corrono) e cestinate il messaggio. Se poi volete informarvi seriamente, fate una ricerca in rete usando i motori di ricerca. Un altro modo molto efficace è di consultare i siti Usa di medicina istituzionali o accademici come:

Fda, Food and Drug Administration: http://www.fda.gov/medbull/contents.html

Cdc, Center for Desease Control: http://www.cdc.gov

Medinfo: http://www.medinfo.net/news.html

Mayo Clinic: http://www. mayohealth.org

Medline: http://www.healthgate.com
 

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